Tommaso Mario Abrate – Presidente Fedagri Piemonte

abrate_2I tre principali elementi responsabili dell’attuale grave depressione dei prezzi, ben più distruttiva delle volatilità periodiche dei mercati a cui ci eravamo pure abituati, sono sintetizzabili nell’aumento fuori misura e fuori controllo della produzione in molti paesi UE, tra cui l’Italia, successivamente alla chiusura del regime delle “quote latte”; il controembargo decretato dalla Russia contro l’UE ; il rallentamento, da parte della Cina, dell’assorbimento di polvere di latte e non solo, dai mercati mondiali.
Quali dunque le prospettive del settore in un tale quadro? Un provvisorio congelamento dei valori produttivi potrebbe seriamente consentire di superare la contingenza, in attesa che il gigante asiatico, e non solo, riprenda a bere!
Molti paesi, tra cui il nostro, stanno adottando progetti assistiti di abbandono della produzione. Tale percorso produrrà nel medio-lungo periodo, molti più danni che vantaggi. Ad abbandonare la produzione, aiutati anche dalla opportunità di un contributo dedicato, saranno le imprese piccole, ma strategiche per i territori che occupano e mantengono. Mentre per contro, sarà risibile la quantità di produzione “liberata” e che sarà coperta immediatamente da qualsiasi megaimpresa della Pianura Padana o di altre aree a grande vocazione zootecnica con l’infelice risultato di un’ennesima concentrazione della produzione lattiera in allevamenti a conduzione altamente intensiva, oltre che su terre già abbondantemente compromesse da scarichi azotati fuori equilibrio.
Le azioni da intraprendere sono molte. Politiche serie di informazione e comunicazione sui potenziali nuovi mercati, senza trascurare i mercati consolidati. Un nuovo e diverso modello operativo da parte delle centinaia di presenze del nostro “Commercio Estero” nel mondo e superiori collaborazioni con i Consorzi di Tutela e con le Imprese interessate. E poi, una diversa e superiore rigidità nel perseguimento delle imitazioni e dei “tarocchi”, a cominciare dai furbetti in casa nostra. Ed infine, un posizionamento più autorevole e di diversa dignità di tutto quello che sono il Made in Italy agroalimentare ed i nostri marchi DOP, nella trattativa in corso da oltre due anni con gli Stati Uniti d’America, per il TTIP.